Il tempo che Googlebot può dedicare al tuo sito non è infinito. Se e quando permettiamo ai parametri di azione (come quelli del carrello) o alle navigazioni a faccette di moltiplicarsi, rischiamo di nascondere i contenuti di valore.
Filtri, parametri e URL mal gestiti restano i principali responsabili dell’esplosione del crawl space e dalle segnalazioni ricevute da Google emergono alcune categorie ricorrenti (categorie indicate da Google nel recente podcast ufficiale intitolato Crawling Challenges: What the 2025 Year-End Report Tells Us):
- Navigazione a faccette: circa il 50% dei casi
- Parametri di azione (add_to_cart, add_to_wishlist, ecc.): circa il 25%
- Parametri irrilevanti: circa il 10%
- Parametri evento: circa il 5%
- Altre “stranezze di Internet”: circa il 2%
Navigazione a faccette
Quelle che in un e-commerce soprattutto troviamo come filtri per prezzo, brand, categoria, caratteristiche: sostanzialmente ogni combinazione genera nuovi URL e, con poche decine di filtri, si arriva facilmente a milioni di pagine potenziali. Il problema non è l’esistenza dei filtri in sé, ma il fatto che Googlebot debba esplorarne una parte significativa per capire se quello spazio è “buono” oppure no. Questo comporta inevitabilmente problemi che una SEO Audit accurata può e deve rintracciare, come ad esempio il fatto che il crawling diventi inefficiente.
Qui la cosa importante è poter avere i log e poter avere accesso al robots.txt.
Parametri di azione
“Google non compra prodotti”. Eppure URL come ?add_to_cart=true o ?add_to_wishlist=true raddoppiano o triplicano lo spazio degli URL e, nella maggior parte dei casi, arrivano direttamente da plugin.
Parametri irrilevanti
UTM, session ID, varianti come s=123456. Sono parametri che Google gestisce abbastanza bene a patto che non siano “ambigui”. In questo caso la regola è semplice: se un parametro non serve al crawling, non deve essere visibile ai crawler.
Parametri evento e calendari
Calendari che generano una pagina per ogni giorno, combinati con soft 404, creano spazi virtualmente infiniti perché ogni path può trasformarsi in una nuova galassia di URL.
Anche qui, la soluzione è il robots.txt oppure, meglio ancora, la correzione del plugin alla fonte (se è, come spesso accade, un plugin).

Trasforma l’analisi tecnica in una roadmap di azioni concrete.
Richiedi un preventivo gratuito a:
info@mariachiaramarsella.it