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E se Google stesse invece salvando la SEO?

Ho perso il conto delle volte in cui ho letto, da qualche parte, che la SEO era morta. Sono circa 20 anni che lavoro in questo settore e, non dico a ogni update ma quasi, qualcuno asseriva che sì, era la volta buona: la SEO sarebbe morta.
Ma il problema è che la SEO, così come l’abbiamo conosciuta in passato, è già morta da tempo e vorrei anche dire: “ma menomale!“.

Che le “parole chiavi” non avessero più il peso di 5 anni fa lo abbiamo scoperto in tutti i modi possibili; che le questioni tecniche siano più o meno sempre le stesse da tempo immemore, è evidente.

Adesso con l’AI, a me, in tutta onestà, pare addirittura che sia “meglio”, perché è chiaro che la questione “contenuti” e la questione “sito web” assumono (o ri-assumono) finalmente il loro originario motivo di essere, ovvero “esserci per l’utente”.

La SEO ha inseguito, a volte ciecamente, il motore di ricerca dimenticandosi o fregandosene altamente dell’utente, quando, invece, sono proprio le “reazioni” dell’utente davanti al nostro sito che Google osserva come un giudice severo. Sì, ogni tanto sbaglia, è vero, ma questo è.

Il traffico, nel 2026 e sempre di più in futuro, non sarà più il click ma la fidelizzazione e la fidelizzazione avviene esclusivamente con gli utenti, non con un bot, non con l’AI.

Se pensiamo alle recentissime implementazioni (Preferred Sources, Search Profiles) il quadro diventa più chiaro.

Not Traffic. Loyalty.

Non sono io ad aver coniato questo titolo, ma Barry Adams che nel suo articolo (Google is building an Audience Loyalty ecosystem) dedica un intero paragrafo a questo concetto che riassumo in alcuni punti elenco:

  • ottenere traffico da Google è diventato più difficile.
  • L’intelligenza artificiale non ha causato il crollo del traffico, ma lo ha semplicemente accelerato.
  • Niente di tutto ciò è nuovo. Era prevedibile da tempo
  • Google sta aprendo il suo ecosistema agli editori che hanno già lettori molto coinvolti.

Concludo: non facciamo altro che prendercela con Google che sicuramente una parte di “colpe” le ha (ma d’altronde non è un onlus eh), eppure a produrre contenuti oggettivamente inguardabili non è stato/a Google.


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Il ruolo dei contenuti è oggi ancora più rilevante. Hai una strategia efficace per questo? Scrivimi e cercherò di capire come aiutarti.

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