Vedere online che ancora circolano vere e proprie bufale SEO mi provoca lo stesso fastidio, dolore sottile di quando, in procinto di prendere il treno, corro verso il vagone ma quello parte davanti ai miei occhi, a pochi centimetri da me.
Stavo leggendo degli articoli quando all’improvviso ho avuto l’impressione di essere tornata indietro di 10 anni.
I titoli di due contenuti dicevano più o meno questo:
- puoi creare in automatico articoli (in varie lingue);
- puoi posizionare le tue parole chiave in pochi giorni.
E io ci credo assolutamente, credo a entrambi perché di fatto dicono cose che è assolutamente possibile fare.
Il problema è un altro, ovvero: di che tipo di articoli parliamo e di che tipo di keyword parliamo?
Perché posizionare parole chiave tipo “vendita fiori appassiti neri che si abbinano con i mobili del tuo interno e con il bagno nero” è un conto.
Così come c’è differenza tra “articoli patchwork” create con pezzi frasi copiate qua e là e contenuti attendibili perchè scritti da “fonti riconosciute attendibili”. Ma, a proposito del generatore di articoli, una sua utilità questo tool ce l’ha. Per esempio copiando e incollando il contenuto su Google scopri tutti quelli che lo usano 🙂 Bello no?
Una grande community di persone che la pensano tutti – esattamente – nello stesso modo, nemmeno Facebook è riuscito a fare tanto.
In un mio intervento al Web Marketing Festival (2016) ho parlato proprio di questo, delle false credenze sulla SEO e nello specifico sulla qualità della pagine web.
Ne ho individuate almeno 12:
- Una pagina come Wikipedia è sempre più di qualità rispetto a un fumetto di topolino.
- I contenuti generati dagli utenti sono visti come spam.
- Non importa dove, basta ci sia il contenuto principale.
- I contenuti copiati sono pericolosissimissimassimi
- Una pagina di qualità deve avere moltissimi contenuti correlati e nessuna pubblicità al suo interno
- La data di un articolo ha un valore importantissimo, a prescindere
- È sempre meglio scrivere contenuti lunghissimi, a prescindere
- Basta inserire le parole utilizzate più di frequente dagli altri siti web
- Non è necessario nelle url separare le parole con i trattini
- Tutti possono scrivere tutto
- Aggiungere contenuti non correlati causa sempre problemi al sito
- Google dà maggiore peso ai post che hanno le immagini
Qualcosa sta cambiando (e l’AI ha alzato l’asticella, paradossalmente)
Nel 2016 riflettevo su quanto fosse facile ingannare i motori con contenuti seriali. A distanza di dieci anni, il problema non è scomparso, si è semplicemente evoluto su scala industriale. L’avvento dei modelli generativi ha reso la produzione di contenuti “spazzatura” ovvero AI slop rapida e pervasiva. Ma oggi, e molto più di prima, Google è perfettamente in grado di assolvere al ruolo dello “spazzino” grazie a un un nuovo sistema chiamato S-CTS (Scalable Cluster Termination System).
Tutto questo conferma quello che noi SEO sosteniamo da sempre: la vera ottimizzazione non sta nel rincorrere l’ultimo algoritmo o nell’inondare il web di testo artificiale, ma nel costruire autorevolezza, rilevanza e valore reale.